La Belle Époque: un affascinante e vibrante omaggio al Cinema

Novembre 6, 2019 10:06 am

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IL LETTERARIO LA BELLE ÉPOQUE

Victor è un uomo all’antica che odia il presente digitale. Quando un eccentrico imprenditore, grazie all’uso di scenografie cinematografiche, comparse e un po’ di trucchi di scena, gli propone di rivivere il giorno più bello della sua vita, Victor non ha dubbi. Sceglie di tornare al 16 maggio del 1974: il giorno in cui in un café di Lione ha incontrato la donna della sua vita, la bellissima Marianne. Un film che si muove in un perfetto equilibrio fatto di dialoghi serrati, esilaranti ed emozionanti, scenografie meravigliose e una colonna sonora di grandi e indimenticabili successi. Da Daniel Auteuil a Fanny Ardant, da Pierre Arditi a Guillaume Canet fino ad arrivare alla rivelazione di Cannes 2019 Doria Tillier, è un film interpretato dalle stelle del cinema e del teatro francese. Una narrazione complessa, sviluppata come fosse un gioco e perfettamente sinergica tra tutti gli elementi. I colori degli anni ‘70, il loro essere anni liberi e femministi, le musiche perfette, i dialoghi pungenti e diretti. La Belle Époque è la sorpresa cinematografica più gradita degli ultimi anni.

Il sorriso di Daniel Auteuil, la radiosità di Fanny Ardant, il carisma di Guillaume Canet, la freschezza di Doria Tillier.

Il talento di questo gruppo di attori formidabili ci accompagna nel percorso di ricerca di sé stessi e dei propri bisogni. I loro sentimenti ci aiutano a districarci in questa idea di film che si incrocia tra Westworld e Midnight in Paris, e quello che pare tutto costruito, tutto artificiale, non ci arriva mai artificiale ma mosso da un cuore tremendamente pulsante.

Allora, tra l’anacronistico e deleterio attaccamento al passato del personaggio di Auteuil, e l’eccessiva ossessione per le innovazione futuristiche del personaggio della Ardant, c’è proprio la dolce ma energica sensibilità di La Belle Époque. Non è un caso che il regista interpretato da Canet sia un alter ego del regista del film, Nicolas Bedos: solo il cinema ha gli strumenti per provare a immortalare il tempo, cercare di cristallizzarlo in una unica istantanea. Da Lelouch fino a Linklater, il cinema romantico ha sempre provato ad inquadrare lo scorrere del tempo con l’amore di due persone. Il risultato non è vincere, perché non si può, ma far vivere il presente attraverso il grande schermo. E ricordare a noi di vivere questo presente che abbiamo.

  

  

UN’ODE ALL’AMORE ETERNO

Partenza da commedia francese alla Assayas: dialoghi pungenti, cene complicate, dove i commensali vorrebbero accoltellarsi invece di mangiare insieme. Poi il ritmo cambia, il montaggio si fa più veloce, le scenografie sontuose. Gli anni Settanta prendono vita, in un palcoscenico alla Joe Wright dove tutto è in continuo movimento. Attori, luci, macchine, pareti. Nonostante lo spirito malinconico, La belle époque incarna l’animo frenetico del contemporaneo.

Crea una ronde amorosa, in un continuo “scambio” di coppie. Che giocano, imparano a rispettarsi, a riscoprire la bellezza di ogni rapporto. Al centro c’è la nostalgia, elemento vibrante di un cinema che vuole essere ben più di Un amore sopra le righe. Il regista Nicolas Bedos fa un passo avanti, continua a interrogarsi sul senso dei minuti, delle ore. Realizza un’ode all’amore eterno, all’importanza dei legami.

Amanti sull’orlo di una crisi di nervi, sospeso tra il grigiore di ogni giorno, una festa in salsa hippie e una cena in un’altra dimensione. E non a caso a un certo punto il protagonista si mette a sfogliare il capolavoro di Jack London Martin Eden. Perché in fondo La belle époque è una costante ricerca della libertà, dalle imposizioni della natura, dalle regole che spesso imprigionano. Con un ritmo giocoso, imprevedibile, che rallenta per poi ripartire a tutta velocità.

 

Ricordare per ritrovarsi superando le insidie del tempo che passa.

Tornare, riavvolgere. Cinema che sfida il tempo, che vuole superare il presente e lanciarsi nel passato. La realtà che si mescola con la finzione, il teatro che si fonde con il grande schermo. Come? Miracoli della tecnologia. Un’azienda soddisfa le richieste di clienti facoltosi, li riporta a qualsiasi momento storico che desiderano. Hitler, Hemingway, possono incontrare chiunque vogliano. Al bancone di un bar, in un ricco palazzo, basta qualche migliaio di euro.

Ovviamente è tutto finto, ricostruito in studio, con figuranti pronti a interpretare un importante politico o la bionda dei tuoi sogni. La belle époque è il titolo della nostra “avventura”. Non si riferisce all’epoca a cavallo tra Ottocento e Novecento, ma al periodo migliore di ogni esistenza (nel film è anche il nome di un locale). Per Victor sono gli anni Settanta, quando per la prima volta ha iniziato a corteggiare la bella Marianne. Oggi il matrimonio è in rovina, i due sono lontani. L’unica soluzione è riabbracciare il 1974, quella notte in un cafè dove è scattata la scintilla.

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